grazie rebloggo

FailCaffè

Treno. Intercity, di quelli vecchi, quelli con gli scompartimenti, e, soprattutto, senza prese elettriche.

Il mio computer ormai ha un’autonomia di venti minuti, non provo neppure a tirarlo fuori.

Ci sono quattro americane, non parlano nemmeno tra di loro, prese dai loro lettori musicali, figurati se parlano con me (che, peraltro, con il libro in mano, non sembro più socievole).

Superata Fano non riesco a trattenermi, quel che vedo dal finestrino non lo posso sopportare, tiro fuori penna e quadernetto ed inizio a scrivere.

Le rotaie fiancheggiano il litorale, ma la spiaggia non si vede neppure, se non in alcuni tratti, per via di tutti quei casermoni in cemento che ci ostiniamo a chiamare case invece di usare termini più appropriati come “ecomostri” o “deturpamento dell’ambiente”.

Mi sembra quasi di essere un avversario di Cassius Clay nei suoi anni migliori, ogni palazzo  un pugno nell’occhio … sarò knock out prima…

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