Voglio andare al parco a vedere le papere


Questo pezzo lo copio e incollo..dal bel libro di Diego De Silva “Non avevo capito Niente”
a me piaciuto tanto

…poi c’è la malinconia cosmica, che minaccia l’evoluzione.
Metti che ti trovi alla stazione e aspetti il treno.

copertina libroSei innamorato e in coppia (lei però è a casa, oppure al lavoro). Non è che devi andare chissà dove, torni il giorno dopo. Stai leggendo il giornale normalmente. Intorno, altra gente che aspetta. Non piove, non fa né caldo né freddo.
In una situazione del genere può capitare, p. es., che dall’altoparlante annuncino un ritardo di dieci minuti, oppure che una signora ti chieda se è da lì che parte il treno per Bologna, e tu, senza motivo, così, ma da un momento all’altro proprio, ti senti sprofondare dentro una delusione completamente priva di costrutto, una tristezza fondata sul nulla, e le difese immunitarie danno le dimissioni in blocco, e il mondo all’improvviso diventa il posto meno indicato dove vivere, tanto ti sembra di percepire tutte insieme le ingiustizie che lo avviliscono, e inizi a vedere grigioazzurrognolo,e vuoi la mamma, e ti curvi nelle spalle, diventi un triangolo, allora porti la mano al taschino interno della giacca all’affannosa ricerca dell’antidoto, lo trovi, digiti il numero e dai il colpo di grazia alla tua povera dignità che si trascina aituoi piedi come un cucciolo di foca implorandoti di non farlo, ecco, l’hai fatto, uno squillo, due, tre: «Ciao», le dici; e lei: «Oh», come a dire: «Che è stato?»; e tu dici:«Sono io»; e lei: «Lo so» (giustamente, cosa vuoi che ti dica); e tu allora taci e fai pure un po’ l’offeso, lei vagamente se ne accorge ma non ne è così sicura (perché se lo fosse ti manderebbe dove sarebbe più che giusto che andassi) e a quel punto te lo domanda a chiare lettere, cos’è successo, e tu: «Niente», ma lo dici in re minore,capito, con l’accordo nostalgico nella voce, l’intonazione ambiguo-colpevolizzante che nelle tue subdole intenzioni dovrebbe far sì che lei si squagliasse dall’altro capo del telefono e ti rispondesse: «Aah ho capito amore mio, vuoi che dica che ti amo, ma certo che è così, sono felice che mi hai chiamato, fallo ancora, ogni volta che vuoi, ti prego»; e invece lei giustamente dice: «Ah», che poi significa: «E allora che mi hai chiamato a fare, se non hai niente da dirmi?»

Al che la frase ti fa rinsavire con l’immediatezza di una secchiata, la schiena si raddrizza, la stazione torna stazione e tu ti vergogni come un molestatore di quindicenni nel realizzare appieno la bassezza del livello a cui sei appena sceso,perché sai benissimo che la dignità andrebbe salvaguardata da queste iniziative inqualificabili che fra l’altro non c’entrano niente con l’amore, essendo piuttosto piagnistei annunciati, ricattucci indecenti, richieste di stare in braccio o farsi portare al parco a vedere le papere.

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