vacche e treni – Un regalo da me e Martina – Corrida di Prévert


Scrivevo più di un anno fa: ….

una fatica bestiale ritrovare questi versi della poesia di Prévert Corrida
Pagine facebook su vacche e treni, senza contare le miglior risposte yahoo, e finalmente, cercando in francese “vache train e prévert” trovo il verso che mi ricordavo (a fra poco con tutta la poesia)
vacche e treni

Et l’homme à la valise en peau de vache
regarde les vaches
et dit que les vaches regardent les trains
Et personne ne sait ce qui se passe
ni comment ça se passe
dans votre tête quand le train passe

(sotto in neretto nel testo integrale la traduzione)

Grazie a Martina ho il testo tradotto e trascritto di tutta la poesia: un regalo per tutti quelli che amano Prévert…

Vacca
piccola vacca
giovenca
un giorno gli uomini ti porteranno dal toro
ti farà forse piacere
avrai gioia
figli
che chiameranno vitelli
o figlie che chiameranno giovenche
come chiamavano un tempo anche te.
Tu li leccherai
farai tutto il necessario
senza forse conservare la memoria
di tutto ciò che avrai sofferto
Poi un giorno gli uomini verranno
guarderanno i vitelli
diranno che son belli
e buoni
e li porteranno via
li uccideranno
li mangeranno
E tu resterai sola
con altre vacche
e gli uomini ritorneranno
con un altro toro
e tutto accadrà
come la prima volta
con i lati buoni e lati cattivi della situaione
E poi invecchierai
e comincerai a morire
Gli uomini scuoteranno il capo
ti abbatteranno
e la tua pelle
la venderanno
Qualcosa di te
diventerà un oggetto
poi un altro
scarpe
valigie
Con le valigie
gli uomini
prenderanno il treno
per viaggiare…

E l’uomo dalla valigia di pelle di vacca
guarda le vacche
e dice che le vacche guardano i treni
E nessuno sa ciò che passa
né come passa
nella vostra testa quando il treno passa

Pure gli uomini ne parlano
tanto per chiacchierare
E l’uomo con la valigia di pelle di vacca
se ne va a vedere le corse dei tori
piuttosto fa il mestiere dell’Officionado

E la città è in festa il Re ha sposato la Regina e la Regina è bellissima e il popolo l’acclama e ballando il valzer con lei il Re la cova con lo sguardo
Precisamente con lo stesso sguardo che l’uomo presta così amabilmente alle vacche che da lontano guardano passare i treni

La regina non guarda che i tori
che trascinano verso le arene
E in mezzo a tutti quei tori
non vede che il più bel toro

E il Re è in stato di smania egli più tardi dirà lo Stato sono io o qualcosa d’analogo o di simile in spagnolo edificante e sempre ballando il valzer con compiacimento sorride a se stesso e anticipando i tempi e vedendosi già di notte già come un toro in mezzo all’arena ben soddisfatto di quel reale gioco di parole trovato nel sui grande Almanacco dell’Arroganza

E la notte nuziale è regale e si sentono nei corridoi i cortigiani e i confidenti che con voce confidenziale e cortigiana esprimono voti augurali con le braccia al cielo e lacrime maliziose agli occhi

Una vera sirena la regina
presto avremo un delfino

Sul talamo
la Regina finge di godere come sei Regine
e il Re la gente gemere così felicemente che ne rimane tutto sorpreso tutto contento incantato
Eppure
pensa al toro la Regina
al grande toro ritto
in mezzo all’arena
e invoca grazia per esso
Ma il re prende la cosa su di sé
la Regina ha invocato grazia
è felice come un re
il Re
E’ la maniera d’essere felici per quella gente

Alcuni giorni dopo la corrida
il toro sta per essere ucciso
Nel momento della verità
la Regina si alza scuote il Re e lo implora
ed ecco la festa è finita
ed ecco il toro graziato
La Regina sorride
il toro la fissa
ella pure lo fissa
non dicono una parola
ma fra loro tutto è detto

Un po’ più tardi assai oscura la notte la Regina è sola in camera
il Re nel suo ufficio
si occupa degli affari del paese
L’Armadio dei Segreti si apre a due battenti
una dama di compagnia entra con una torcia in mano
ed anche il toro entra
La dama di compagnia si ritira portando via la luce
e la luna sola rischiara
la Regina nuda sul talamo
Improvvisamente ella si sveglia
vede il suo amico
e sorride
Minot Minot Minot
Mio piccolo Minotauro…
Il toro non dice niente
sta ritto sulle zampe posteriori
con una delle zampe anteriori appoggiate sul caminetto
è un po’ triste
eppure la Regina gli piace
La notte passata aveva sognato di bagagli e di arrosti di vitella e d’una vaca bella come il giorno
si sente un po’ solo sulla terra
come tante creature umane
e avvicinandosi al letto
appoggia prima la fronte sul vetro della finestra
Un treno passa nella notte
In un vagone un uomo s’è addormentato
Ha fatto un brutto viaggio
l’officionado
la corrida è andata male
la Regina ha impedito la messa a morte
Per questo ha degli incubi
e anche dei rimorsi
a causa di altre cose
Un sacco di cose che ritornano e mormorano
cose in apparenza normali
e che sono accadute nella sua dimora
Ma là
l’uomo recitava il suo bel ruolo
in quella che gli uomini chiamano
la realtà
e tanto peggio se lo recitava male
Mentre nel suo sogno
egli ha la parte cattiva
e la recita molto bene
la farsa ha l’aria più vera
ed egli la trova brutta
Il treno è presto lontano…

Il toro lui è sempre là
che ascolta i rumori della notte
e la Regina guarda
il toro ritto sulle zampe posteriori
con la coda lambisce dolcemente
una caraffa e dei bicchieri di cristallo
poggiati su un tavolino
producendo un dolcissimo lieve rumore
una delicatissima piccola musica di vetro
una canzone lancinante
come quelle piccole lastre di vetro
unite tra loro
da leggerissime corde
e che oscillano al vento
sulle porte dei negozi
di China town a San Francisco
laggiù in America
Non sono mai andata laggiù in America pensa la Regina ma sono sicura che la musica di laggiù come in Cina è del tutto simile a questa
E canticchia
a voce bassa
con una voce ancora più dolce della musica del vetro
China town
China town
China town
Un altro treno passa nella notte
China town
China town
China town
Il toro non ascolta quel rumore
Ascolta solamente
e tristemente
la canzone dei conciatori
dei conciatori che lavorano di notte
E la conceria non è lontana dalla Reggia
e inoltre quando viene l’estate a causa del vento
tutto puzza orribilmente
tutte quelle pelli che conciano
e conciano e conciano e conciano
China town
China town
China town
Il toro ascolta sempre la canzone dei conciatori
ed è a disagio
a causa di quell’aria cattiva
e di quel cattivo odore
Allora si gira dalla parte della Regina
China town
China town
China town
Capisce che lei lo chiama
ed avanza verso di lei
China town
China town
China town
E conciano e conciano e conciano
E come il conciatore fa il suo lavoro di conciatore
egli fa il suo mestiere di toro
China town
China town
China town
Che Dio mi danni
canta la Regina
folle di gioia
Ah com’è bella la vita
anche se si muore talvolta
China town
China town
China town
Non si sente più la canzone dei conciatori
né il rumore dei treni nella notte
Solo il rumore del primo treno dell’alba
China town
China town
China town

E il Re entra in punta di piedi
l’andatura molto nobile
ma i tratti molto tirati
Vede nel sole appena sorto
sua moglie sventrata morta
proprio in mezzo al letto
con un gran sorriso infantile incantato
E poi
sul tappeto
il toro addormentato
E all’inizio ha paura e vuole chiamare aiuto poi si passa la mano sulla fronte come per scacciare un sogno malato si arrende all’evidenza e prende atto della cosa
China town
China town
China town
Una squadra di conciatori di giorno continua il lavoro della notte
China town
China town
China town
Il re intende a modo suo una canzone che gli cantavano da fanciullo
Chiocciola cornuta…
Scorgendo in uno specchio la sua testa reale incoronata
la scuote
tetra e disillusa
Chiocciola cornuta
Chiocciola cornuta
mostrami le tue corna…
Questo ritornello infantile lo irrita
s’accascia su una poltrona
la testa fra le mani
contemplando il grande animale nero che sogna
e la Regina morta che non cessa di sorridere
China town
China town
China town
E chiocciola cornuta
urla il Re all’improvviso
All’improvviso eccolo scoppiare in singhiozzi
un grande sconforto cede al suo real corruccio

N’è l’oro né la grandezza ci rendono Toro

Alzandosi tristemente copre col lenzuolo il corpo sanguinante e raggiante della Regina apparentemente addormentata per sempre
E suona
E tutte le campane di tutte le chiese di tutto il regno si mettono a suonare
E poi dei macellai entrano a loro volta
in punta di piedi
Ed ecco il toro che muore
China town
China town
China town
senza accorgersene
anestetizzato
dall’amore della Regina
e di altri amori pure

Amori suoi

Né l’oro né la grandezza…
forse
Ma si devono salvare le apparenze
E
sorto finalmente il giorno
in pieno sole
sulla più grande loggia del palazzo
il Re
in piedi
si presenta alla folla entusiasta
sorridendo con tutti i suoi denti
con
sulla testa
due corna insanguinate
E le campane suonano
I cannoni tuonano
I conciatori conciano
China town
China town
China town.

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