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vue sur les toits

I parcheggi sul retro della stazione all’alba, tra sterpaglie e marciapiedi dissestati. Una sorta di non luogo che per qualche inspiegabile ragione mi affascina. Attendo che l’ora del treno si avvicini, chiusa in macchina con il riscaldamento a mille. Goccioline sottili, di ghiaccio appena sciolto, si rincorrono giù per il finestrino. Sfumature colorate di cielo all’orizzonte: dal giallino sbiadito, al rosa, all’azzurro pallido. Dal caldo tepore del treno il sole di questo mattino è una palla di fuoco tra un mare di colori pastello. Momenti che assaporo prima che la giornata mi tolga il tempo di guardare tutto questo. Lascio che i sogni e le chimere mi cullino, si sciolgano dolcemente sulla lingua. La brina ricopre i campi, il mio compagno di viaggio legge Internazionale. La copertina recita eloquentemente “Papatrac“. Sorridiamo. Mi infilo le auricolari e lascio che Vinicio mi faccia compagnia: Ovunque proteggi la grazia del mio…

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